Il contratto a tutele crescenti: è un contratto di lavoro a tempo indeterminato speciale che ha impatto sulla flessibilità in uscita dei lavoratori assunti con questa formula, modificando radicalmente la disciplina dei licenziamenti delle imprese aventi più di 15 dipendenti. Per le nuove regole sui licenziamenti si rinvia al capitolo 9 "Cessazione del rapporto di lavoro". Viene introdotta una separazione tra assunti (tutti i lavoratori esclusi i dirigenti) dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 23/2015 (in vigore dal 7 marzo 2015) ai quali si applica la nuova disciplina e dipendenti già in forza ai quali continua ad applicarsi l'art. 18 della legge n. 300/1970. E' esclusa l'applicazione ai dipendenti del pubblico impiego.

Alle assunzioni, dal 7/3/2015, dei lavoratori con questa tipologia contrattuale è applicabile lo sgravio contributivo triennale (L. n. 190/2014 art. 1 c. 118), descritto nel capitolo delle assunzioni incentivate in vigore dall'1/1/2015. Per le assunzioni dal 1°gennaio 2016 lo sgravio è stato parzialmente prorogato con modalità diverse. Da precisare che benchè le disposizioni sullo sgravio contributivo siano scollegate rispetto alle norme giuridiche che fanno capo al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, spesso si tende a ricondurle ad un unico progetto allo scopo di stimolare il ricorso al contratto a tempo indeterminato come la forma economicamente più conveniente.   

Il contratto a tutele crescenti si applica ai lavoratori che rivestono la qualifica di operai, impiegati e quadri assunti a partire dal 7 marzo 2015 ma anche ad alcuni rapporti avviati prima di questa data ossia:

- ai contratti a tempo determinato che siano convertiti o trasformati a tempo indeterminato dopo il 6 marzo 2015;

- ai contratti di apprendistato che proseguono il rapporto a tempo indeterminato dopo aver terminato il periodo di formazione successivamente al 6 marzo 2015;

- a tutti i dipendenti del datore di lavoro che in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente al 6 marzo 2015 superi la soglia dei 15 dipendenti nell'unità produttiva. In sostanza le norme sul licenziamento dei lavoratori con tutele crescenti si estendono anche ai vecchi assunti. Anche quando si oltrepassa la soglia dei 15 dipendenti queste imprese non rischiano di vedersi applicato l'art. 18 ai lavoratori in forza anche se assunti sotto la vigenza delle vecchie regole;

- ai lavoratori già dipendenti prima del 7 marzo 2015 che a partire da tale data avviino un nuovo e distinto rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 

E' possibile che al lavoratore che abbia in essere due rapporti part time a tempo indeterminato di cui uno avviato prima del 7 marzo 2015 e l'altro avviato dopo possa essere applicato il doppio regime  (art. 18 e Tutele crescenti).

Soggetti esclusi dall'applicazione del decreto n. 23 sono i dirigenti ai quali continuerà ad applicarsi l'art. 18 nei casi di licenziamento discriminatorio o nullo e i domestici ai quali continuerà ad applicarsi la libera scindibilità del rapporto di lavoro.

Il D.Lgs. n. 81/2015 (artt. 41-47) ridisegna la disciplina di questa tipologia contrattuale abrogando il Testo unico D.Lgs. n. 167/2011. Il provvedimento citato, contiene una disciplina comune alle tre tipologie di apprendistato (artt. 42, 46 e 47) e una regolamentazione specifica per ognuna di esse (artt. 43, 44 e 45). Con la circ. n. 108/2018 l'Inps riassume le caratteristiche di questa tipologia contrattuale in tutte le sue forme. 

Lavoro autonomo e rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Il lavoro autonomo produce redditi diversi da quelli d'impresa e trova il suo fondamento nell'art. 2222 cod. civ. Si tratta di prestazioni d'opera in cui un soggetto, dietro corrispettivo, si impegna a compiere un'opera o un servizio prevalentemente attraverso il proprio lavoro e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. L'attività si svolge in modo completamente autonomo, senza alcuna continuità nell'esecuzione della prestazione e senza alcun coordinamento con l'attività del committente. Si caratterizza pertanto per l'assenza di vincoli di orario, libertà nella scelta delle modalità di esecuzione del lavoro da parte del lavoratore, raggiungimento di un risultato, compenso determinato in funzione delle opere eseguite e privo del carattere della periodicità, assunzione del rischio economico da parte del prestatore di lavoro.

Definizione

Gli stage o tirocini rappresentano un periodo di formazione on the job, ossia una forma di inserimento temporaneo all'interno dell'azienda, non costituente rapporto di lavoro. Si configura come un rapporto triangolare tra tirocinante, l'azienda ospitante e l'ente promotore allo scopo di favorire l'arricchimento di conoscenze e competenze professionali e l'inserimento lavorativo. Il si realizza sulla base di un progetto formativo individuale concordato fra i soggetti coinvolti. Si differenzia dall'alternanza scuola-lavoro in quanto questa si caratterizza come alternativa al metodo in aula, finalizzata ad offrire una conoscenza teorica e pratica di alcune competenze. 

La competenza in materia di formazione e quindi anche dei tirocini è affidata dalla Costituzione (art. 117) alle Regioni, pertanto, il tirocinio sarà regolato dalle norme della Regione dove lo stage è realizzato. Per l'art. 2, c. 5-ter D.L. n. 76/2013 (L. 99/2013), le imprese che attivano tirocini formativi e di orientamento possono, ma non in via obbligatoria, fare riferimento alla disciplina regionale ove è ubicata la sede legale dell'impresa e non alla Regione ove si svolge il tirocinio.